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Il Picchio muratore in Carso

muratore

Il Picchio muratore davanti al foro prima della "muratura", Franco Burian

Un operaio al lavoro...

In Italia , questo uccellino passeriforme è presente in ogni regione, tranne che in Sardegna. Quindi lo si può incontrare anche qui, nel Carso triestino . Diffuso in mezza Europa , è chiamato KLEIBER ,nel Continente, dagli Inglesi NUTHATCH , letteralmente : colpitore di noci.

Le rompe come fanno i picchi : le incastra in una fessura e le colpisce finchè si rompono. Le “ picchia “ , appunto ! Da qui il nome , da noi , di PICCHIO MURATORE . Muratore, perché, usando un impasto di fango e saliva, crea un diaframma resistente e mura (appunto) aperture presenti nei tronchi o nei muri , lasciando un’apertura ridotta ,appena sufficiente per entrare. Così ,in primavera, si crea il nido.

Oppure chiude nidi di picchi, impossessandosene! La femmina vi depone 5 – 11 uova, bianche, con puntini rossi, che cova per 15 giorni. Nati i piccoli, mamma e papà si alternano per imbeccarli . Il Picchio muratore, Sitta europaea , in primavera – estate , si nutre prevalentemente di : formiche, larve, invertebrati vari, ragni e insetti che cattura con un rapido balzo.

La “Nuova Aquileia”...il ritorno delle aquile

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Aquila di mare e cornacchia grigia B. Dentesani 14/02/2012

Ben due specie diverse di aquila osservati contemporaneamente alla Riserva

Con la persistente e fortissima bora e il gran freddo dell’inizio di febbraio varie specie di uccelli che in precedenza non erano presenti o che erano meno numerose sono state osservate nelle aree della Riserva naturale della Foce dell’Isonzo e, in particolare, all' Isola della Cona e dintorni, ma anche nell’area di Valle Cavanata.

Sono nettamente aumentate, ad esempio, le osservazioni di quattrocchi e pesciaiole che, fino a gennaio, sono state alquanto scarse, mentre si segnala una insolita abbondanza di beccacce, non di rado visibili in pieno giorno, mentre tentavano di alimentarsi sul terreno gelato, apparentemente senza successo.

L'astore banchetta all'Isola della Cona

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F. Damonte

Incredibile sequenza fotografica del rapace in caccia
Durante il consueto giro alla Cona, nel primo pomeriggio di sabato 21 gennaio, ho assistito ad una emozionante scena di caccia.Mentre mi trovavo all' "Osservatorio della Pavoncella", un magnifico esemplare di Astore mi è passato sopra la testa, si è abbassato di quota e ha quindi puntato un dosso, al centrodei "ripristini", vale a dire le zone riallagate e rinaturalizzate della Cona.Superato il dosso a volo radente e velocissimo è piombato sulla schiena di un'Alzavola, cogliendola completamente di sorpresa. Dopo un brevissimo attimo di confusione ha sollevatola preda e si è diretto senza indugi verso il bordo dell'area riallagata, dove cresce la vegetazionepiù alta. E' quindi sceso nel piccolo fossato a ridosso della recinzione, immagino per consumare con calma il pasto che si era appena procurato. Davvero un'esperienza emozionante alla quale mai prima mi era capitato di assistere!

Il “Pettirosso pescatore” di Val Cavanata

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M. Schuff Thomann

Copiando s'impara...

Che il comune Pettirosso (Erithacus rubecula), una delle specie di uccelli più popolari e meglio conosciuti, predasse piccoli animali viventi nell’acqua tra cui, occasionalmente, anche alcuni pesciolini, era comportamento noto e ben documentato da tempo, specie con riferimento ai mesi invernali, quando le prede favorite (invertebrati) scarseggiano o non sono in alro modo reperibili.


Una serie di disegni, tratti da schizzi originali eseguiti sul campo da F.Weick, descrivono bene questo comportamento (in Glutz et al., 1988). Nel classico lavoro di David Lack (The Life of the Robin), pubblicato nel 1965 non poteva pertanto mancare un cenno, per quanto fugace, alla curiosa ed insolita abitudine, peraltro osservata, a quanto pare, da più persone in luoghi e situazioni diverse. “An unusual record is of one diving into the water of a garden pond and taking out a small roach, and there are several instances of it taking something off the surface of a stream1

Oche zamperosee alla Cona: falso allarme !

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L. Falgari 21/01/12

Oche granaiole "travestite" da Oche zamperosee traggono in inganno gli ornitologi

Grande interesse hanno suscitato le osservazioni (e la documentazione fotografica e video) raccolte da Luciano Falgari sabato scorso, 21 gennaio 2012, nei pressi della Cona, nella riserva naturale Foce Isonzo, a carico di due esemplari di oche, inizialmente attribuiti alla specie Anser brachyrhynchus.

Vari osservatori, tra cui Matteo Toller ed Enrico Benussi, ma poi anche Silvano Candotto, avevano notato un aspetto anomalo dei soggetti osservati rispetto a vere e proprie “zamperosee”, distinguibili, come dice il nome scientifico, per un becco di piccole dimensioni e da altre caratteristiche non riscontrabili in questo caso.

I due soggetti, per il resto identici ad una normale Oca granaiola della Tundra (Anser fabalis rossicus) possiedono infatti, come ben si vede nelle foto e nel video, zampe e parte chiara del becco di colore rosatocarnicino, al posto del consueto arancio. Dovrebbe trattarsi quindi di una mutazione, con effetti sul cromatismo delle parti nude, ben nota in letteratura col nome, peraltro da abbandonare, di Anser neglectus Sushkin, 1897.


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